Seleziona una pagina

Cachi, limoni, mandarini, pompelmi e arance durante l’inverno, nespole in maggio, ciliegie in giugno, albicocche e prugne in estate, mele, pere, melograni e fichi diffusi ovunque in autunno. Le nostre città sono dei grandi frutteti diffusi, ma praticamente nulla viene raccolto. Così tonnellate di frutta crescono e una volta raggiunta la maturazione cadono a terra e marciscono. Uno spreco insensato a cui si sommano problemi di gestione e pulizia lungo le strade, nei parchi e nei giardini pubblici.

La coltivazione di frutteti e la raccolta della frutta sono ormai una pratica comune e consolidata in tanti paesi tra cui Canada, Stati Uniti e Inghilterra. A San Francisco il collettivo Fallen Fruit ne fa un progetto d’arte. Grazie all’attore Bill Pullmann nasce l’Hollywood Orchard con tante varietà diverse di frutta e una cucina itinerante. A Vancouver c’è il più grande di tutti, con più di cinquemila alberi piantati in soli tre anni. Comune a tutti è l’idea tree to table, cioè direttamente dall’albero alla tavola, per un’alimentazione più corretta, sana, ricca di vitamine, con prodotti freschi e biologici, ma soprattutto locali e disponibili gratuitamente.

Ma la frutta che cresce in città non ci sembra utilizzabile, spesso non sappiamo quando raccoglierla oppure pensiamo che sia inquinata, sporca o malata. Invece, rispetto a quella che spesso si trova nei supermercati, è cresciuta senza pesticidi e fertilizzanti chimici ed è maturata sulla pianta, mantenendo inalterati il gusto e le proprietà nutritive. Inoltre il particolato, cioè le polveri sottili che si depositano sulle piante, può essere facilmente rimosso con un lavaggio accurato e non si accumula all’interno dei frutti. Anche la contaminazione dei suoli con metalli pesanti non ha impatti sulla qualità della frutta: contrariamente alle verdure, la frutta non è mai a contatto diretto con il suolo e non rischia di essere contaminata da eventuali sostanze nocive presenti nella terra. E’ un dato di fatto poi che la frutta raccolta al momento della maturazione è più buona e saporita, oltre a contenere una maggiore quantità di vitamine e sostanze nutritive rispetto a quella che si acquista solitamente nei supermercati. Anzi, la frutta che cresce in città arriva direttamente al consumatore e non richiede i lunghi trasporti e gli stessi intensivi processi di elaborazione e imballo di quella cresciuta in modo industriale.

Il progetto Frutta Urbana si è sviluppato a Roma con l’obiettivo di coinvolgere sempre più città e comunità nella mappatura, nella raccolta e distribuzione della frutta. Il progetto si articola secondo tre principali declinazioni: è un modello per un’alimentazione corretta, per affermare stili di vita sostenibili e creare nuove prospettive in tema di alimentazione sana e sicurezza alimentare; è un esperimento sociale che promuove l’impegno della collettività nella conoscenza e nella condivisione dello spazio pubblico; è una ricchezza ambientale per la biodiversità urbana e per la sperimentazione di modalità innovative e nuove funzioni del verde urbano. L’obiettivo quindi è quello di vedere frutta e frutteti come una risorsa importante per la comunità, per sottolinearne il valore ecologico e paesaggistico in ambito urbano, per diffondere e salvaguardare gli ecosistemi urbani, recuperare frutti e sapori antichi e creare nuovi frutteti condivisi e a bassa manutenzione.

Il progetto è cominciato con la creazione di una mappa che utilizza il sistema di geolocalizzazione Ushahidi che usa il paradigma di crowdsourcing rivolto all’attivismo sociale e alla responsabilità pubblica, servendo come modello iniziale per quello che è stato definito come “activist mapping”, ovvero la combinazione di attivismo sociale e informazione geospaziale.  La mappa Frutta Urbana riporta la posizione esatta di tutti gli alberi poco a poco identificati diventando uno strumento accessibile a tutti, per condividere le informazioni con chi è interessato alla raccolta della frutta, ma anche per coinvolgere i cittadini alla ricerca e mappatura di nuovi alberi. Fino a ora sono stati mappati a Milano un centinaio di alberi e a Roma circa ottocento tra frutteti, filari e alberi isolati.

Grazie alla mappa, Frutta Urbana organizza la raccolta della frutta grazie all’aiuto e al fondamentale contributo dei volontari della rete di RomAltruista, che mettono a disposizione il loro tempo e le loro competenze. Poi, appena raccolta, la frutta viene subito regalata a mense sociali o ai banchi alimentari. I volontari contribuiscono anche alla preparazione di marmellate, tisane e altri prodotti che si ottengono dalla frutta che non può essere consumata fresca come per esempio le bacche di Rosa canina che, ricchissime di Vitamina C, sono state pulite e trasformate in tisane insieme a un gruppo di volontari e agli anziani della Casa di Riposo G.B.Taylor di Centocelle. Oppure le arance amare di cui Roma è ricchissima che sono state trasformate in marmellate grazie a una ventina di volontari guidati da Dafne Chanaz della Casa del Cibo, o con un gruppo di giovani donne afgane nella sede dell’associazione La Sosta di Via Ostiense.

Per aumentare la quantità di frutta prodotta in città Linaria vuole creare nuovi frutteti urbani, giardini condivisi e pubblici. D’altronde fin da tempi remoti, gli alberi da frutto erano coltivati in spazi cinti da mura, protetti e convenientemente posti in prossimità degli abitati urbani: negli orti dei conventi, nelle ville padronali, nei pomari toscani, nei broli lombardo veneti, nei giardini meridionali. Di conseguenza la riproposizione del frutteto in ambito urbano e periurbano non si colloca semplicemente il quel movimento agricivista che, dalla guerrilla garnening al moltiplicarsi di orti urbani, ha investito la cultura mondiale con esiti disparati che vanno dal progetto utile, funzionante, raffinato, all’allestimento di maniera. La frutticoltura urbana si configura piuttosto come elemento storico e fondativo della cultura e dell’immagine della Città Mediterranea. Pertanto riportare il frutteto negli interstizi, nel cuore e al limite della città vuol dire coniugare hutilitas e venustas, restituire alla città uno dei suoi spazi d’elezione, alla civitas una parte fondamentale della sua cultura e all’ecosistema antropico una consistente parte di biodiversità perduta.

I frutteti che Frutta Urbana vuole ricreare saranno dei giardini produttivi, delle collezioni botaniche di varietà antiche, dei luoghi di conoscenza e sperimentazione, ma soprattutto di aggregazione sociale. A differenza degli orti, i frutteti richiedono minore manutenzione, si adattano benissimo al regime biologico e producono generosamente a fronte di un impianto ben eseguito, di una collocazione strategica e di una scelta consapevole della varietà. Pertanto i frutteti trascendono i limiti organizzativi dei giardini condivisi che inducono ad assegnare ai singoli gli orti urbani. Diversamente dagli antichi pomari e dai broli, recintati, inaccessibili e appannaggio di un’elite ricca, possono configurarsi come veri spazi di condivisione.

Collocati al riparo da sorgenti inquinanti dirette, i frutteti produrranno raccolti che potranno esser mangiati in quanto tali, regalati alle mense, utilizzati per confezionare marmellate, dolci, succhi. Ma la loro hutilitas va oltre la semplice produzione: saranno paradisi per l’estesi, dove osservare il ciclo delle stagioni scandito dalle vistose fasi fenologiche. Sarano orti botanici dove apprendere che Malus domestica è una specie ricchissima di centinaia di varietà, spodestate da quei dieci cloni industriali, anche biologici, che si trovano nei supermercati. Saranno spot di ricolonizzazione per l’entomofauna urbana, compresi i pronubi impollinatori esiliati dalle città. Saranno interventi di restauro à l’identique, su basi iconografiche, di forme paesaggistiche, descritte da Virgilio nelle Georgiche (ulmísque adiúngere vítes cónveniát) conservatesi intatte fino a cinquant’anni fa e ne sono testimonianze i toponimi di “Vigna” che intessono le sottotrame urbane della capitale. Nelle aree verdi abbandonate, nelle scuole, nei centri sociali, in nuove piazze, in centro e in periferia, i frutteti saranno il campo di sperimentazione per nuovi modelli di spazio pubblico, progettati e realizzati grazie a workshop aperti a tutti, organizzati insieme a studi di architettura del paesaggio e in collaborazione con enti, scuole e associazioni coinvolti di volta in volta in funzione delle esigenze e dei luoghi.

Così il progetto Frutta Urbana vuole diventare una buona pratica, un progetto pilota da esportare in altre città italiane o all’estero dove non siano attive iniziative simili. Grazie alla creazione di un modello efficiente e concreto per la raccolta e la distribuzione della frutta, alla redazione di libri e materiali per laboratori, corsi e workshop, all’organizzazione di eventi e incontri dedicati, Frutta Urbana ha le potenzialità concrete di aumentare la disponibilità di frutta fresca non solo a Roma ma anche in altre citta dove gli alberi da frutta sono protetti e considerati come un’importante risorsa da condividere.